Furono gli emigranti delle Dolomiti a portare le gelaterie italiane in Germania.

Roma Gelato italiano? Un sogno dalla calura del Sud. Eppure le gelaterie italiane in Germania sono sorte dal  mero bisogno degli abitanti di due valli delle Dolomiti. I primi produttori di gelato provenivano quasi tutti dalla Val Zoldana e dalla Valle di Cadore. Le loro gelaterie presero i nomi dalle loro terre natie: “Dolomiti”, “Cortina” o anche dalla vicina “Venezia”.

Mario Fontanella si annovera tra i pionieri. Arrivò in Germania già nel 1931 e nel 1933 aprì a Mannheim la prima gelateria della città. “Aveva sentito che lì c’erano belle donne” ridacchia il figlio Dario Fontanella, gestore di una gelateria e inventore dello “Spaghetti-Eis”.

“Ma la gente a quell’epoca aveva abbandonato le proprie valli non per passione ma piuttosto per necessità. In Val Zoldana regnava la miseria”, dice. “Originariamente era la fame ad aver scaturito il successo del gelato italiano.” Un tempo erano il legno e i minerali estratti dalle miniere che provvedevano al sostentamento nelle valli delle Dolomiti, ma con la rivoluzione industriale la produzione artigianale di chiodi e di tavole in legno per navi divenne cosa passata. In un primo momento, alcune persone divennero lavoratori migranti o venditori di pere cotte e marroni, solo più tardi di gelato. Nel 1860, la città di Vienna assegnò al primo gelatiere italiano una licenza per vendere le sue specialità all’interno del parco divertimenti “Prater”.

In Germania, il boom dell’attività dei gelatieri ha avuto inizio negli anni ‘50. Le famiglie immigrate poterono finalmente permettersi di nuovo il viaggio verso la loro terra natia. Chi un tempo aveva venduto casa e cortile, li riacquistò entrambi. Le generazioni più vecchie si ritirarono di nuovo fra le montagne, quelle più giovani, invece, vi hanno passato ogni inverno fino agli anni ‘90.

“Ancora adesso i nonni crescono i bambini là nei mesi estivi, in modo tale che si conservi un collegamento con l’Italia” dice la storica Anne Overbeck, che ha studiato la storia dei produttori di gelato italiani a Bochum per conto del Museo dell’Industria del Landschaftsverband Westfalen-Lippe.

Non appena i produttori di gelato italiani iniziarono ad allestire piccoli negozi, attaccarono semplici mensole fuori alle proprie finestre al pianterreno. “Questa è una delle leggende sulla nascita della parola “Eisdiele[1]”, dice Overbeck. Probabilmente la parola proviene anche dai negozi a forma di tubo che con le loro strettoie buie ricordavano un “ingresso”.

Nel frattempo, anche gli immigrati provenienti da altri Paesi approfittarono del mito della delizia del gelato italiano, gestendo e chiamando le loro gelaterie come quelle italiane. Contro questo fenomeno combatté per anni l’associazione fondata nel 1969 dei Gelatieri italiani.

“Uniteis” querelò in molti casi e quasi sempre efficacemente immigrati provenienti da altri paesi che vendevano presunto gelato italiano. “Ci era chiaro che la cittadinanza del Gelatiere era un argomento debole” ammette Rodolfo Dolce, che condusse al successo le cause intentate dell’associazione.

Oggi la produzione di gelato rappresenta un mestiere che necessita di una formazione in Germania. Si è tuttavia persa l’occasione di sviluppare standard con i quali identificare il gelato italiano, afferma Dolce. In Germania, ad esempio, la panna non è inimmaginabile su un buon gelato accanto a latte e uova – in Italia ciò sarebbe impensabile.


[1] La parola tedesca “Eisdiele” è una parola composta da due sostantivi: Eis (gelato) e Diele (corridoio d’ingresso)

Questo articolo è stato pubblicato in Lettera ai clienti

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