Sul portale internet del New York Times sono state rese delle dichiarazioni dannose nei confronti di un commerciante tedesco. Potrà quest’ultimo far valere i danni subiti dinanzi al giudice tedesco? Sul punto vigeva fino a poco tempo fa diatriba nella giurisprudenza di merito tedesca: da un lato si sosteneva che in virtù dell’ubiquità di internet – che permette di arrecare dei danni in qualsiasi parte del mondo – ogni foro sarebbe competente. Tuttavia, il Tribunale e la Corte d’Appello di Düsseldorf erano di opposto avviso, poiché secondo tali giudici, la competenza del giudice tedesco sussisterebbe solo ove la pubblicazione fosse rivolta in modo specifico al lettore tedesco. Nel caso del New York Times si sarebbero registrati solo 14.484 utenti dalla Germania, quota che – corrispondendo solo al 0,5% dell’edizione online – sarebbe decisamente troppo bassa per dare attuazione al menzionato criterio. La Corte Federale di Cassazione tedesca non ha condiviso tale assunto, ritenendo che l’attore tedesco può adire il proprio giudice, laddove la questione verta sulla violazione di diritti della personalità riconducibile ad una divulgazione via internet che possa oggettivamente arrecare un danno concreto sul territorio tedesco (sentenza del BGH dd. 02.03.2010 VI ZR 23/09).
Violazioni sul portale internet del New York Times: prevale il foro tedesco
Sul portale internet del New York Times sono state rese delle dichiarazioni dannose nei confronti di un commerciante tedesco. Potrà quest’ultimo far valere i danni subiti dinanzi al giudice tedesco? Sul punto vigeva fino a poco tempo fa diatriba nella giurisprudenza di merito tedesca: da un lato si sosteneva che in virtù dell’ubiquità di internet – che permette di arrecare dei danni in qualsiasi parte del mondo – ogni foro sarebbe competente. Tuttavia, il Tribunale e la Corte d’Appello di Düsseldorf erano di opposto avviso, poiché secondo tali giudici, la competenza del giudice tedesco sussisterebbe solo ove la pubblicazione fosse rivolta in modo specifico al lettore tedesco. Nel caso del New York Times si sarebbero registrati solo 14.484 utenti dalla Germania, quota che – corrispondendo solo al 0,5% dell’edizione online – sarebbe decisamente troppo bassa per dare attuazione al menzionato criterio. La Corte Federale di Cassazione tedesca non ha condiviso tale assunto, ritenendo che l’attore tedesco può adire il proprio giudice, laddove la questione verta sulla violazione di diritti della personalità riconducibile ad una divulgazione via internet che possa oggettivamente arrecare un danno concreto sul territorio tedesco (sentenza del BGH dd. 02.03.2010 VI ZR 23/09).